lunedì 7 novembre 2011

L'utilità della carta: l'intervista a "inutile"


A luglio, invitato dai ragazzi di "inutile" a scrivere un report sul River Fever, il piccolo festival segreto sull'appennino modenese, accetto immediatamente la proposta nonostante non sia completamente conscio di dove il pezzo andrà a finire. Mi documento e scopro che l'opuscolo editoriale intitolato "inutile" è una realtà che esiste da diversi anni e si può sfogliare proprio con le dita perché è di carta. Dopo qualche mese e un sensibile cambio di formula da mensile a trimestrale, finalmente posso toccare  "inutile" con mano. Non soddisfatto, voglio saperne ancora un po' di più e chiedo ad Alessandro Romeo, responsabile editoriale di "inutile", se gli va di fare una chiacchierata. Questo è il risultato.

- Se esistesse cosa ci sarebbe scritto nella pagina wikipedia di "inutile"?
Ci sarebbe scritto che è una rivista di narrativa, nata nel 2007, partita come un mensile con un formato simil-parrocchiale orrendo, e rimasta un mensile per un bel po' con un formato via via più bello (a misura di taschino di camicia, che spalancato diventava un poster) e infine è diventata un trimestrale di una trentina di pagine dove ci sono racconti, articoli, reportage, qualche recensione. Tutto questo continuando a vivere degli abbonamenti e con l'attività dell'associazione a cui la rivista è collegata.

- Chi scrive e chi ha scritto su "inutile"? Come vengono scelti gli autori?
Chiunque può mandarci i propri pezzi. Gli autori vengono scelti in base a quanto son belli i racconti che ci mandano. Se son belli li pubblichiamo, se sono così così mettiamo al lavoro gli autori dandogli qualche dritta, se son brutti gli spieghiamo perché non funzionano. In quest'ultimo caso entra in ballo la selezione naturale: c'è chi si arrabbia e non ci manda più nulla, c'è chi invece (la maggior parte) si mette al lavoro seriamente e piano piano migliora. Tutto secondo il nostro gusto, con tutti i limiti del caso, ma nella maniera più schietta possibile. Altri contributi li andiamo a chiedere noi a gente che seguiamo e che ci piace. È andata così per Daniel Wallace (l'autore di "Big Fish"), Sheila Heti (scrittrice canadese, non tradotta in Italia, ma si possono leggere alcune sue cose su McSweeney's) e Peppe Fiore (il cui ultimo libro è "La futura classe dirigente" di Minimum Fax). Idem per la collaborazione, ora conclusa, con Enzo e la Fagotta di Polaroid, che curavano una playlist mensile; e per Sara Pavan (la Diva del fumetto underground bolognese) tuttora curatrice su "inutile" di una rubrica sull'illustrazione, la grafica e il design.

- Una rivista di carta in un mondo che legge online, che dopo 46 numeri sceglie di rafforzare il rapporto con gli abbonati regalando loro l'anteprima della lettura: "inutile" è un tentativo di resistenza letteraria?
Nessuna resistenza. Stiamo in mezzo tra l'autopubblicazione anarchica e l'editoria ufficiale. E siamo in una posizione di continuità con entrambi gli estremi. Da un lato si argina con una selezione anche piuttosto severa di materiale, dall'altro con una comunicazione diretta e miratissima con l'editoria ufficiale: nel senso che all'interno di quest'ultima ci sono (anche) delle persone in gamba, professionali e di mentalità aperta a cui giriamo regolarmente i numeri cartacei e che ci chiedono di tanto in tanto se abbiamo in pentola qualche nome nuovo da tenere d'occhio. Pur facendo "inutile" nel tempo libero, senza guadagnarci una lira, non siamo ideologicamente underground o roba simile. Lo siamo di fatto, per necessità, ma non è una roba bella. Se ti occupi di narrativa essere underground è solo frustrante, quindi non ha senso esserlo con orgoglio: non è come per la musica o per il fumetto dove esiste un mercato alternativo a quello mainstream, che bene o male funziona. L'unica forma di resistenza è quella verso le trombonate. Ci piace fare il possibile per far capire che la letteratura non è solo Beckett o Pasolini, ma è anche fatta da gente con atrii e ventricoli in funzione, che ha il suo spessore e il suo stile e che non è su un piano diverso rispetto alla musica, al fumetto, ai videogiochi o al cinema.



- C'è veramente spazio per la letteratura su internet e ci sono i tempi giusti per la ricezione e la riflessione?
Per quanto riguarda la ricezione, stringerei il campo alla narrativa, che è il vero problema, dato che non produce informazione e dato che un racconto non può essere piegato alle esigenze di brevità e incisività di scrittura che pretende il web. Ad essere sincero non credo che il luogo migliore per leggere un racconto sia uno schermo: è evidente che la carta e gli e-book reader siano i supporti più adatti per la lettura. Però qualcuno disposto a farlo c'è, a patto che il racconto sia buono. E quindi perché no? Senza contare che si sta cominciando a diffondere, col solito ritardo rispetto ad altri paesi, la pratica di riversare i post che interessano su tablet ed e-reader. Quanto alla riflessione non ne farei una questione di "tempo". Fuori dal web non ci capita mai di avere così tanto tempo per riflettere su quello che si ha da dire come quando si lascia un commento in un blog o si scrive un post. Che poi la gente ne approfitti per dire cose sensate o meno è solo una questione di intelligenza personale.

- Mi è sempre piaciuto pensare che le mie riviste di carta preferite avessero un personaggio attuale o del passato, realmente e esistito o di finzione, come guida spirituale, santo protettore, padrino ispiratore. Quello di "inutile" chi sarebbe?
Senza dubbio Dave Eggers. Non c'è un motivo valido per fare una rivista letteraria qui da noi, come in qualunque parte del mondo, se non sognare di mettere in piedi qualcosa di anche solo lontanamente paragonabile a McSweeney's o a The Believer.

- E se dovessi pensare a un artista musicale indissolubilmente legato alla rivista, chi diresti? Che musica si ascolta ultimamente nella redazione di "inutile"?
E qui è un vero casino. Dunque, per spirito direi che la cosa cui assomigliamo di più è Joe Strummer. Non nella fase figa, con i Clash, ma in quella sfigatissima, quando suonava con i Mescaleros. In un documentario ho visto che prima di un concerto, nel pomeriggio, andava in giro a distribuire biglietti gratis e la gente non lo riconosceva o addirittura lo schivava, e lui ci rideva sopra. Quello è il mood giusto, sempre. Detto questo, va chiarito che i Mescaleros non li abbiamo mai ascoltati. Non vorrei che ci immaginaste a leggere poesie sudamericane a piedi scalzi attorno ad un falò. Quanto agli ascolti degli ultimi mesi: Matteo viene dal metal dei Savatage ma di recente si è preso una cotta per i New Pornographers e Neko Case, Nicolò ascolta i Justice, Giacomo in questo momento è a NewYork che cerca in tutti i modi di intervistare il suo alter ego Sufjan Stevens, io mi sono ammosciato tantissimo e riesco ad ascoltare solo Dente, Julian Lynch e i Califone, ma è colpa dell'autunno torinese; Marco, anche se non ci sentiamo da mesi, avrà di sicuro Jeff Tweedy in cuffia; Nando qualche nordico, o gli Sexi Sushi. In ogni caso il nostro fornitore di fiducia e Alessandro Milanese, che nella sua vita precedente lavorava nella distribuzione: è pieno di aneddoti e ne sa a pacchi. Le recensioni sono tutte appaltate a lui.

11 commenti:

Anonimo ha detto...

cioè i mescaleros no....

ma i savatage passano così?

Matteo Scandolin ha detto...

I Savatage non passano mai.
MS

Ale ha detto...

Attenzione, scatto d'orgoglio di Matteo...

Nicolò ha detto...

Justice...?

Ah sì è vero, li amo.
Oggi però ho comprato Tago Mago dei Can, sembro più intelligente?

Bel sito (!), complimenti

fede ha detto...

ragazzi è un piacere avervi a discutere di musica da queste parti!

Matteo Scandolin ha detto...

Ecco vedi stiamo facendo cagnara, come al solito.

(Poi Ale s'è dimenticato di citare Guccini!!)
MS

marco ha detto...

confermo i wilco!

Ale ha detto...

ah, ecco. Marco dice *i* Wilco. Non *gli* Wilco. Prego di notare come ho aggirato elegantemente l'ostacolo, per poi impantanarmi sui (sugli?) Sexi Sushi.

Matteo, cinque anni fa avresti copincollato nei commenti tutti i testi di "Stanze di vita quotidiana". Non ti riconosco più.
(non farlo)

ale

fede ha detto...

a questo punto l'unica evoluzione per la discussione è una birra a bancone ;)

Matteo Scandolin ha detto...

@Ale
«Stanze di vita quotidiana»?? Piuttosto «Via Paolo Fabbri, 43»!
MS

PS: Pago io il primo giro di birra.

Ale ha detto...

@matteo: troppo easy listening...